Per licenziare un dipendente basta un messaggio su Whatsapp

Secondo i giudici l’utilizzo del social network assolve agli oneri di forma che ogni licenziamento deve rispettare

di NATALE BRUNO

In tempi moderni, il licenziamento viaggia via social network. È una sentenza che entrerà nella storia del diritto quella pronunciata dalla sezione lavoro del tribunale civile di Catania: il giudice Mario Fiorentino ha ritenuto infatti che il licenziamento “intimato su whatsapp” appaia “assolvere l’onere della forma scritta, trattandosi di un documento informatico”, con tanto di prova di avvenuta ricezione.
Fiorentino ha rigettato il ricorso presentato da una dipendente trentenne, che aveva ricevuto la notizia del suo licenziamento, dopo un anno e mezzo di lavoro subordinato, sulla chat di whatsapp dal datore di lavoro, un’agenzia di viaggi abbastanza conosciuta a Catania.
Secondo il giudice del lavoro “la modalità utilizzata dal datore di lavoro nel caso di fattispecie appare idonea ad assolvere ai requisiti formali in esame, in quanto – si legge nell’ordinanza – la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca, come del resto dimostra la reazione da subito manifesta dalla predetta parte”. Per questo il tribunale ha dichiarato inammissibile il ricorso, citando tra l’altro un pronunciamento della Cassazione che in passato ha evidenziato che “in tema di forma scritta del licenziamento prescritta a pena di inefficacia , non sussite per il datore di lavoro l’onere di adoperare formule sacramentali”, potendo “la volontà di licenziare… essere comunicata al lavoratore anche in forma indiretta, purché chiara…”.

Il giudice Fiorentino affronta la questione licenziamento che secondo i legali della dipendete sarebbe stato viziato anche da un’irregolarità definita non marginale. A comunicare  il “cessato rapporto di lavoro” è stato il direttore tecnico e non il datore di lavoro. Secondo il giudice la “dichiarazione di recesso proveniente da organo della società datrice di lavoro sfornito del potere di rappresentanza della medesima può essere efficacemente ratificata dall’organo rappresentativo della società anche in sede di costituzione di giudizio per resistere all’impugnativa del licenziamento proposta dal lavoratore che deduca il detto difetto di rappresentanza…”. “Nel caso in specie – aggiunge il giudice – il motivo attinente al presunto difetto di legittimazione deve ritenersi irrilevante”. Su questo punto i legali della giovane lavoratrice probabilmente faranno ricorso. L’agenzia di viaggi aveva, prima del pronunciamento del giudice, avviato una trattativa di conciliazione per chiudere il caso. Resta nella dottrina giurisprudenziale che i social media sono a tutti gli effetti riconosciuti strumenti chiari anche per la notifica di un licenziamento.
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