Muore l’industriale Tamini: lascia 4 milioni ai suoi dipendenti

Classe 1932, ha tenuto saldamente le redini della fabbrica di Melegnano produttrice di trasformatori da quando aveva 21 anni, dopo la morte prematura del padre, Carlo Tamini che l’aveva fondata nel 1916. Quando gli è stata diagnosticata una malattia che non lasciava scampo, si è ricordato prima di tutto dei “suoi” dipendenti e ha dato disposizioni per lasciare loro circa 4 milioni di euro: “Vorrei lasciare un ricordo”.

Così, quando sabato 1 luglio è morto all’età 84 anni, le circa 300 persone che erano alle dipendenze della Tamini al momento in cui è stata ceduta al gruppo Terna e che ancora lavorano nell’azienda fondata 101 anni fa da suo padre hanno ricevuto una sorpresa: 15 mila euro per ogni operaio e 10 mila per ogni impiegato, “perché è giusto dare qualcosina in più a chi guadagna meno”.

La storia dell’azienda

Nel 1916, ripercorre il Corriere della Sera, Carlo Tamini aprì a Milano un’officina di riparazioni meccaniche, ma quasi subito diventò un impianto di saldatura e poi iniziò a produrre trasformatori elettrici per gli altoforni dei “tondinari” del bresciano e per la nascente industria siderurgica. Alla morte del padre, Luciano prende in mano l’azienda che produce trasformatori sempre più grandi richiesti anche dall’estero: così la fabbrica di Melegnano diventa leader mondiale del settore e viene ribattezzata “la Ferrari dei trasformatori“.

Nel 2014 il lavoro è un po’ diminuito a causa della crisi mondiale e, anche se i bilanci continuano a essere in attivo, arriva la scelta più sofferta: cedere l’azienda a Terna, colosso italiano della distribuzione di energia, per assicurare “un futuro al marchio e sopratutto ai lavoratori”. “Non è mai stato licenziato nessuno, non è mai stata fatta un’ora di cassa integrazione e non ci sono debiti con le banche”, ripeteva con orgoglio Tamini, divenuto nel frattempo presidente onorario.

Nel 2016 si celebra il centenario della Tamini e per l’occasione fu pubblicato il libro “Il cammino del vecchio leone” che ripercorre la storia di questa “eccellenza italiana“. Ma pochi mesi dopo, con il cambio ai vertici di Terna, alla Tamini si parla per la prima volta di cassa integrazione. Luciano si schiera dalla parte dei dipendenti e si oppone finché nel febbraio scorso viene estromesso dalla carica di presidente onorario.

Per il suo funerale, però, anche i manager che lui ha osteggiato fino alla fine hanno deciso di inchinarsi di fronte al “vecchio leone” e hanno accolto una delle sue ultime volontà: otto ore di permesso a tutti i dipendenti perché possano partecipare al commiato.