Ma quale lavoro, in Italia il 35,1% degli adulti è inattivo: né occupato, né disoccupato.

In Svezia sono meno della metà (17,9%). Nessuno fa peggio di noi in Ue.

Per esplorare un aspetto più che rilevante dell’ingessatura che blocca lo sviluppo italiano (ed europeo) è utile dare un’occhiata ai dati appena prodotti da Eurostat, incentrati sulle persone economicamente inattive presenti all’interno dell’Ue. In tutta Europa sono 89 milioni le persone nella fascia d’età 15-64 anni che risultano inattive, ovvero fuori dal mercato del lavoro. Né occupati, né disoccupati: il 27,1% della popolazione in età da lavoro.

Uno spettro che si fa assai variegato a seconda dello Stato preso a riferimento. Nessuno fa peggio dell’Italia, con il 35,1% dei 15-64enni classificata come inattivo. Dietro di noi seguono Croazia e Romania (entrambi al 34,4%), il Belgio (32,4%) e la Grecia (31,8%). All’estremità opposta troviamo Svezia (17,9%), Danimarca (20%) e Paesi Bassi (20,3%). Ovunque la presenza di inattivi è più marcata tra le donne rispetto agli uomini, ed è più probabile che ad essere inattivo sia una persona con un basso livello di istruzione: il 47% dei 15-64enni con al massimo un diploma di scuola media risulta inattivo nel 2016, una quota che diminuisce al 24% per coloro che hanno un diploma, e il 12% per quanti hanno una laurea.

È necessario comunque considerare che un inattivo europeo è nel 35% dei casi impegnato in un percorso di istruzione e formazione, nel 16% pensionato, in un altro 16% affetto da malattia grave e/o disabilità, e in un altro 10% dei casi si tratta di persone si prendono cura di bambini o adulti incapaci. L’Italia, con una delle popolazioni più anziane al mondo e la fetta più grande dei Neet (giovani non impegnati in un percorso lavorativo o di formazione) in tutta Europa, campeggia così come la patria degli inattivi europei.

Per esplorare un aspetto più che rilevante dell’ingessatura che blocca lo sviluppo italiano (ed europeo) è utile dare un’occhiata ai dati appena prodotti da Eurostat, incentrati sulle persone economicamente inattive presenti all’interno dell’Ue. In tutta Europa sono 89 milioni le persone nella fascia d’età 15-64 anni che risultano inattive, ovvero fuori dal mercato del lavoro. Né occupati, né disoccupati: il 27,1% della popolazione in età da lavoro. Uno spettro che si fa assai variegato a seconda dello Stato preso a riferimento. Nessuno fa peggio dell’Italia, con il 35,1% dei 15-64enni classificata come inattivo. Dietro di noi seguono Croazia e Romania (entrambi al 34,4%), il Belgio (32,4%) e la Grecia (31,8%). All’estremità opposta troviamo Svezia (17,9%), Danimarca (20%) e Paesi Bassi (20,3%). Ovunque la presenza di inattivi è più marcata tra le donne rispetto agli uomini, ed è più probabile che ad essere inattivo sia una persona con un basso livello di istruzione: il 47% dei 15-64enni con al massimo un diploma di scuola media risulta inattivo nel 2016, una quota che diminuisce al 24% per coloro che hanno un diploma, e il 12% per quanti hanno una laurea. È necessario comunque considerare che un inattivo europeo è nel 35% dei casi impegnato in un percorso di istruzione e formazione, nel 16% pensionato, in un altro 16% affetto da malattia grave e/o disabilità, e in un altro 10% dei casi si tratta di persone si prendono cura di bambini o adulti incapaci. L’Italia, con una delle popolazioni più anziane al mondo e la fetta più grande dei Neet (giovani non impegnati in un percorso lavorativo o di formazione) in tutta Europa, campeggia così come la patria degli inattivi europei.

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